L’acqua nelle piscine pubbliche contiene microrganismi e sostanze indesiderabili, che derivano dai prodotti di escrezione e dalla pelle dei bagnanti.

Essi fanno entrare nell’acqua molte sostanze inquinanti, come i batteri dalla saliva, i prodotti di escrezioni, l’inquinamento da costumi da bagno, tessuti della pelle, sebo, sudore, muco proveniente da gola e naso, capelli, cosmetici ed ammoniaca(NH3). Garantire un’acqua di piscina pulita attraverso un rinnovamento costante è spesso troppo costoso. Inoltre, cio’ non risolve il problema degli inquinanti che rimangono sulle pareti della piscina. L’acqua viene ricircolata, causando l’aumento della concentrazione di agenti patogeno e sostanze inquinanti. I microorganismi si moltiplicano e questo causa un aumento dei rischi di contagio.

A favorire il diffondersi delle malattie sono, fondamentalmente due fattori chiave:

il primo la scarsa igiene della piscina. In base a quanto rilevato dagli esperti, due su 10 ispezioni di routine di vasche sportive o idromassaggio pubbliche nel corso di un singolo anno (2013), ossia circa 2.773 casi su 13.864, hanno indicato concentrazioni troppo basse di disinfettante.
Il secondo fattore sono le alte temperature che fanno sì che oltre la metà (56%) di tutte le epidemie verifichi da giugno ad agosto, ossia quando il sole riscalda l’acqua, i germi possono prosperare.

In base alla rilevazione americana, più della metà (58%) dei focolai è stata causata dal parassita Cryptosporidium, comunemente chiamato Crypto, che può sopravvivere anche in piscine ben mantenute e può dare ai nuotatori malattie gastrointestinali e diarrea. Diffuso anche lo Pseudomonas, che può causare follicolite (“eruzione da vasca calda”) e otite esterna (“orecchio dei nuotatori”), che ha fatto ammalare quasi il 13% di coloro che si godono le acque ricreative.

Per evitare queste problematiche la normativa obbliga qualsiasi gestore di impianti di dotarsi di un sistema automatizzato di disinfezione dell’acqua, con prodotti che vanno dal cloro, al perossido, all’ozono. Questi prodotti devono essere dosati in base a parametri ben stabiliti (che variano da nazione a nazione) con un controllo continuo da parte di centraline che ne assicurano la presenza.

Risultato di una cattiva filtrazione e di un non corretto uso dei prodotti chimici

In Italia gli unici due disinfettanti ammessi nelle piscine ad uso pubblico sono il cloro o l’ozono (con un minimo di cloro per garantire una copertura residua che da solo l’ozono non può garantire). Per verificare la presenza di questi patogeni vengono periodicamente prelevati dei campioni di queste acque che verranno, in laboratorio, sottoposte a esami per il controllo chimico batteriologico, per analizzare i parametri specificatamente richiesti.

Ovviamente non basterà semplicemente aggiungere prodotto disinfettante, ma sarà importante, come richiesto dalla normativa vigente il ricambio giornalieri di acqua, per garantire un reintegro di acqua fresca e microbiologicamente pulita. Nelle quotidiane operazioni di manutenzione ovviamente troviamo anche il controlavaggio dei filtri, che consiste nel far circolare l’acqua nel senso opposto per eliminare lo sporco presente sul letto filtrante, portando l’acqua direttamente nello scarico per eliminare qualsiasi traccia id sporco.

Queste piccole operazioni se eseguite quotidianamente non solo garantiscono un’acqua cristallina, ma permettono il corretto mantenimento della carica patogena entro i limiti stabiliti dagli accordi Stato-Regioni.

Fonti:
Lenntech
ECDC, European Control Disease Center
Autore: Dott. Andrea Miano
Legionella Risk Manager e formatore professionista laureato in Biotecnologie si occupa di Rischio Biologico e prevenzione nei luoghi lavorativi e non solo.